Clusters and Industrial Networks
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30/06/2014
La nuova legge: la parola alle imprese
Clusters and Industrial Networks
La legge regionale su distretti industriali, reti innovative regionali e aggregazioni di imprese costituisce unostrumento innovativo che risponde ad un disegno di politica economica a cui Confindustria e Confartigianato Imprese Veneto hanno fornito un apporto fondamentale, sin dalla genesi del provvedimento. 
Ecco come i Direttori delle società di servizi di Confindustria e Confartigianato hanno accolto la notizia dell’approvazione della nuova legge.

Stefano Miotto, Direttore Confindustria Veneto SIAV SPA 


In un periodo di trasformazione genetica della nostra economia, si sentiva una forte necessità di ripensare uno strumento che facesse riferimento a uno scenario nuovo, volto a favorire la creazione di ecosistemi di business coerenti con la strategia di sviluppo Innovarea adottata dalla Regione Veneto
La dimensione media delle imprese del nostro territorio non consente di reggere autonomamente le sfide che il processo di globalizzazione dell’economia pone e per questo motivo è indispensabile favorire e sostenere i processi di aggregazione
Gli ambiti nei quali avvengono tali processi sono in particolare quelli dell’internazionalizzazione e della ricerca e innovazione, che costituiscono i principali driver di sviluppo per il nostro tessuto produttivo. 
I processi di aggregazione avvengono nei nostri distretti manifatturieri, che costituiscono tuttora - nonostante sia profondamente mutato l’assetto di molti di essi - concentrazioni di aziende altamente specializzate e tra loro interrelate anche in forme più nuove quali le aggregazioni e le reti innovative. 
Nell’ambito delle aggregazioni tra imprese, la legge coglie opportunamente la recente novità legislativa introdotta dal contratto di rete: ad oggi a livello nazionale sono oltre 1.400 i contratti di rete stipulati e centinaia di imprese venete sono già coinvolte in progetti che spesso preludono a processi di integrazione e fusione.
La novità maggiormente significativa introdotta dalla nuova legge è costituita dalle reti innovative regionali. Le linee programmatiche dell’UE per il 2020 fanno spesso riferimento ai cluster quali motori per lo sviluppo economico dell’Unione e al concetto di smart specialization. L’esperienza della Legge sui distretti del Veneto ha peraltro consentito anche lo sviluppo di progettualità di qualità da parte di soggetti che – pur non potendosi definire distretti industriali strictu sensu – hanno tuttavia espresso una buona capacità aggregativa di filiera o di settore. Si tratta pertanto di cogliere anche questa terza fattispecie di soggetti, caratterizzati da specializzazione produttiva comune e presenza di relazioni piuttosto consolidate tra imprese. É un obiettivo che va certamente perseguito è il sostegno a questi progetti, anche per favorire la partecipazione delle nostre aziende a Horizon 2020, il programma di ricerca dell’Unione Europea. 
L’azione su questi tre aggregati dovrebbe portare a favorire lo sviluppo di un sistema regionale di innovazione, in cui vi sono diversi tipi di attori: imprese manifatturiere, organizzazioni che erogano servizi (KIBS), privati o pubblici come le università e enti pubblici che si occupano di politica industriale. 
Risulta infine fondamentale una sistema di servizi strutturato volto a favorire i processi aggregativi tra imprese. Va evidenziato che il sistema Confindustria ha già significative esperienze in quest’ambito, con la presenza sul territorio di importanti interlocutori (strutture di distretto e consorzi quali Unint, Coverfil, Refricold) che stanno accompagnando sempre più numerosi progetti di aggregazione. 

Enrico Cancino, Direttore di CRACA Soc. Coop. - Confartigianato Imprese Veneto


La nuova disciplina dei distretti industriali, delle reti innovative regionali e delle aggregazioni di imprese ha senz’altro un primo ed evidente elemento di pregio: la semplificazione e la chiarezza nella definizione dei soggetti, dei ruoli, delle funzioni e delle responsabilità di tutti gli attori che vengono chiamati in causa nelle dinamiche aggregative, siano essi privati o pubblici. 
È evidente che in un quadro generale di maggiore trasparenza, le piccole imprese hanno più vantaggi nell’individuare, valutare e cogliere le diverse opportunità che la nuova legge promuove. Nella pratica gli imprenditori avranno la possibilità di posizionare la propria impresa all’interno di tre principali forme aggregative, sostanzialmente differenti e ispiratrici di diverse progettualità, dalla piccola alla grande scala. 
Questo fatto non è certo secondario. Infatti, proprio in questo momento, molti imprenditori sono disorientati ed hanno un impellente bisogno di trovare nuovi sbocchi per collocare i propri prodotti e servizi. L’opportunità di avviare nuovi business con altre aziende oppure la possibilità di partecipare a reti strutturate e solide capaci di realizzare interventi rilevanti, innovativi, magari sui mercati internazionali, rappresentano soluzioni forse vitali, perché in grado di sviluppare maggiore capacità di investimento, innovazione, condivisione del rischio, probabilità di raggiungere i livelli di competitività richiesti dal mercato. 
Negli ultimi tempi, i piccoli imprenditori artigiani sono più attenti alla ricerca di nuove soluzioni di collaborazione interaziendali. Lo dimostra l’aumento di richieste di sostegno nella costituzione di "forme associative" tra imprese artigiane che abbiamo registrato come CRACA in questi anni. Nell’ambito della specializzazione nell’aggregazione tra imprese abbiamo affrontato tematiche che vanno dalla ricerca all’innovazione, al trasferimento tecnologico, all’energia e alla sostenibilità ambientale. 
È maturata la consapevolezza che l’aggregazione rappresenta una opzione vera, che dà maggiore forza senza snaturare identità e storia. 
In questa direzione, le piccole imprese devono essere accompagnate da mani esperte, capaci di indirizzare correttamente il processo di aggregazione definendo modelli di business e di governance efficaci.