Clusters and Industrial Networks
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12/01/2012
Distretti produttivi e reti. Incontro di lavoro a Padova
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I distretti industriali tradizionali, nella configurazione conosciuta in passato, sono in crisi. Bisogna guardare per il futuro a nuove forme organizzative per fare sistema sul territorio e rilanciare l’economia veneta. Se ne è parlato oggi a Padova, al Centro Congressi Papa Luciani, in occasione di un incontro di programma promosso dalla Regione Veneto sul tema “Una nuova geografia dello sviluppo: il Veneto dei Distretti e delle Reti”, a cui hanno partecipato i rappresentanti dei distretti e delle aziende iscritte ai distretti.

Il 2011 è stato l’anno della svolta. I distretti tradizionali non esistono più e le condizioni per affrontare i problemi di debolezza del sistema produttivo, riportano al centro dell’attenzione l’impresa.

Una presa d’atto della geografia attuale dello sviluppo e un contributo alla sua ridefinizione hanno caratterizzato nell’ultimo anno l’attività della Regione Veneto. Gli uffici regionali hanno lavorato per risolvere tutta la parte gestionale relativa all’istruttoria delle domande pervenute relativamente ai bandi 2004-2009, sui quali sono stati finanziati 788 progetti per un totale di oltre 114 milioni di euro di contributi impegnati. Numeri confermati anche dalle parole di apertura dei lavori dell’assessore regionale all’economia Isi Coppola: “Da oltre un anno è al lavoro una task force regionale sui distretti industriali – ha annunciato l’assessore - che ha cercato di semplificare il più possibile le procedure amministrative previste dalla vecchia legge in vigore e di impostare i principi alla base del nuovo progetto di legge in materia”.

Con riferimento alla nuova legge in preparazione, l’assessore Coppola ha sottolineato che l’obiettivo è di arrivare ad un testo che sia il risultato di un “comune sentire” che arriva dal territorio e che dia risposte al territorio stesso e alle imprese venete, in una prospettiva di lungo termine. Rispetto alle rigidità della normativa regionale attualmente in vigore, l’articolazione proposta nella bozza di lavoro prevede tre livelli organizzativi: i distretti industriali, le reti innovative regionali, le aggregazioni di imprese. Il tutto all’insegna della flessibilità e della snellezza.